Overthinking: quando il pensiero prende il posto dell’esperienza

“Non riesco a smettere di pensarci.”

È una delle frasi che ascolto più spesso nel mio lavoro di psicoterapeuta. C’è chi ripercorre all’infinito una conversazione, chi immagina ogni possibile scenario futuro, chi cerca la spiegazione perfetta per ciò che prova o per ciò che è accaduto. Viviamo in una cultura che attribuisce al pensiero un enorme valore. Pensare significa comprendere, prevedere, controllare. Eppure, quando il pensiero diventa incessante, spesso smette di essere uno strumento e si trasforma in un luogo in cui restiamo intrappolati.

Quello che oggi viene chiamato overthinking non è semplicemente “pensare troppo”. È un modo di stare nel mondo in cui la mente cerca continuamente risposte per evitare l’incertezza, il dolore o il contatto con ciò che stiamo realmente vivendo.

Quando il pensiero diventa una strategia di protezione. Dal punto di vista della psicoterapia della Gestalt, il problema non è il pensiero in sé. Pensare è una funzione fondamentale dell’essere umano.

La domanda interessante è un’altra: da cosa ci sta proteggendo quel pensiero?

Spesso il rimuginare continuo non nasce da una curiosità autentica, ma dal tentativo di mantenere una distanza da emozioni che sembrano troppo intense o difficili da sostenere.

Ci raccontiamo che stiamo cercando di capire. In realtà, a volte, stiamo cercando di non sentire. La mente costruisce ipotesi, analizza dettagli, anticipa conseguenze, ma il corpo continua a raccontare una storia diversa: tensione, insonnia, affaticamento, difficoltà a respirare profondamente, senso di blocco.

È come se tutta l’energia fosse concentrata nella testa, mentre il resto dell’esperienza rimanesse sullo sfondo.

L’illusione del controllo

Pensare continuamente dà spesso una sensazione momentanea di controllo.

“Se continuo ad analizzare, troverò la risposta giusta.”

“Se immagino tutti gli scenari possibili, non sarò colto di sorpresa.”

Questa ricerca, però, raramente conduce alla tranquillità.

Al contrario, ogni risposta genera nuove domande, ogni certezza lascia spazio a nuovi dubbi.

La vita, tuttavia, non può essere completamente prevista. Una parte dell’esistenza rimane inevitabilmente incerta. Accettare questo limite non significa rinunciare a comprendere, ma riconoscere che non tutto può essere risolto attraverso il ragionamento.

Tornare all’esperienza

Nell’approccio gestaltico fenomenologico-esistenziale il punto di partenza non è interpretare subito ciò che accade, ma osservare come si manifesta nell’esperienza presente.

Prima ancora di chiedermi “Perché sto pensando così?”, posso domandarmi:

Che cosa sto vivendo in questo momento?

Cosa sento nel corpo mentre questi pensieri si susseguono?

Cosa accade nel mio respiro?

Quale emozione emerge se, anche solo per un istante, smetto di inseguire i pensieri?

Queste domande non cercano una spiegazione definitiva. Aprono uno spazio di contatto con ciò che è vivo nel presente. Spesso scopriamo che sotto il continuo ragionare abitano paura, tristezza, vergogna, desiderio, nostalgia o bisogno di vicinanza. Emozioni che il pensiero aveva cercato, inconsapevolmente, di tenere a distanza.

Dal fare al contattare

Viviamo in una società orientata alla prestazione.

Anche di fronte alla sofferenza cerchiamo subito la tecnica giusta, il metodo efficace, la soluzione rapida.

Eppure l’essere umano non è un problema da risolvere.

È una presenza che prende forma nella relazione con sé, con gli altri e con il mondo.

La psicoterapia non consiste nell’eliminare i pensieri, ma nell’aiutare la persona a ritrovare un modo più pieno di abitare la propria esperienza. Quando questo accade, il pensiero torna ad essere ciò che dovrebbe essere: una risorsa. Non occupa più tutto lo spazio.

Quando chiedere aiuto

Può essere il momento di rivolgerti a uno psicologo psicoterapeuta quando il rimuginare diventa così intenso da compromettere la qualità della vita, del sonno, delle relazioni o del lavoro. Ma anche quando hai la sensazione di vivere più nei tuoi pensieri che nella tua esperienza.

La psicoterapia non serve ad eliminare i pensieri nè a trovare risposte preconfezionate. Può offrirti uno spazio in cui rallentare, osservare insieme ciò che stai vivnedo e ritrovare un contatto più autentico con te stesso, con le tue emozioni e con il proprio modo di essere nel mondo. Non puoi impedire alla mente di produrre pensieri. Puoi però imparare a non identificarti con essi, lasciando che tornino ad essere uno strumento e non il luogo in cui rimanere intrappolati. Ed è spesso proprio in quello spazio, tra ciò che pensi e ciò che vivi, che può iniziare un cambiamento autentico.

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